Domenica, 17 Ottobre 2021

Sicurezza sul lavoro (8)

SEI UN PROFESSIONISTA E VUOI DIVENTARE UN DPO AI SENSI DEL REGOLAMENTO EUROPEO PRIVACY 679/2016...........CHIAMACI

I requisiti sono:

1. Il requisito minimo è il possesso di una laurea che includa discipline almeno in parte afferenti alle conoscenze del professionista della privacy, legali o tecnico informatiche. Sono anche ammessi i responsabili della protezione dei dati in possesso di una laurea magistrale non afferente alle conoscenze del professionista della privacy, legali o tecnico / informatiche o candidati in possesso di diploma di scuola media superiore. In questi ultimi due casi, si parla di equipollenza e vengono richieste esperienze lavorative più significative.

2. Corso di almeno 80 ore con attestazione finale avente per argomento la gestione della privacy e della sicurezza delle informazioni. È ammissibile una riduzione delle ore di formazione richieste, fino a un massimo del 10%, in caso di possesso di certificazioni professionali riconosciute come attinenti alle conoscenze richieste dal professionista privacy in questione.

3. Per i responsabili di protezione dei dati in possesso di laurea che includa discipline almeno in parte afferenti alla conoscenze del professionista privacy, legali o tecnico / informatiche, il requisito è di minimo 6 anni di esperienza lavorativa della privacy di cui almeno 4 anni in incarichi di livello manageriale che possono includere anche attività rilevante svolta nell’ambito di attività di consulenza o di prestazione d’opera condotta nell’ambito dell’esecuzione di ingaggi professionali. Per i responsabili della protezione dei dati in possesso si una laurea magistrale è necessario che, alla data di certificazione, possiedano un’esperienza lavorativa nel settore privacy di almeno 4 anni di cui 3 in incarichi di livello manageriale. Per i responsabili protezione dati in possesso di diploma di scuola media superiore o di una laurea non afferente alle conoscenze del professionista della privacy, legali o tecnico / informatiche, invece, l’esperienza lavorativa nel settore privacy deve essere di almeno 8 anni di cui almeno 5 in incarichi a livello manageriale.

Per info e dettagli non esitare a contattaci

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 24 Mag 2018 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

ENTRO IL 25 MAGGIO 2018 VA NOMINATO IL RESPONSABILE PROTEZIONE DATI, ECCEZZION FATTA PER I LIBERI PROFESSIONISTI....REQUISITI, COMPITI E FAQ RIGUARDANTI IL GARANTE DELLA PRIVACY


 

Entro il 25 maggio 2018 va nominato il responsabile protezione dati, eccezion fatta per i liberi professionisti; ecco chi è, i requisiti e i compiti. Nuove FAQ del Garante per la Privacy

Il Regolamento generale per la protezione dei dati (n. 2016/679) è la normativa di riferimento in materia di protezione dei dati. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016, il Regolamento diventa applicabile dal 25 maggio 2018, al fine di consentire la tutela alla protezione dei dati personali inteso come diritto fondamentale delle persone fisiche.

In base a quanto stabilito dal Regolamento, tutti gli enti pubblici e numerosi soggetti privati devono, quindi, provvedere alla nomina del responsabile protezione dati (RPD) ENTRO IL 25 MAGGIO 2018.

Tuttavia, i liberi professionisti e le imprese individuali sono esonerati da tale nomina; il chiarimento arriva direttamente dal Garante per la protezione dei dati personali nelle nuove FAQ sul responsabile protezione dati in ambito privato.

Responsabile protezione dati (RPD)

Il responsabile protezione dati (RPD), figura introdotta dal nuovo Regolamento, è un consulente esperto e qualificato che affianca il titolare nella gestione delle questioni connesse al trattamento dei dati personali e lo aiuta a rispettare la normativa vigente.

Tale figura, introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento dal Regolamento, ma già diffuso in altri Stati membri, ha un ruolo da tenere ben distinto da quello del responsabile del trattamento, che affianca per compiti e responsabilità il titolare stesso.

La nomina

Come stabilito dal Regolamento, il RPD deve essere nominato obbligatoriamente dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento in una serie definita di ipotesi.

Il ruolo di RPD può essere affidato ad uno dei dipendenti dell’azienda ma può anche essere esterno, affidato a un fornitore di servizi (libero professionista o azienda) tramite apposito contratto, nel qual caso dovrà essere nominato anche responsabile del trattamento. Può essere una persona fisica o un’organizzazione, e può essere nominato per un gruppo di imprese al fine di ridurre i costi.

I requisiti

Per poter essere nominato, il RPD deve essere in possesso di alcuni requisiti, in particolare:

  • deve avere un‘idonea competenza e conoscenza della normativa e della prassi in materia di gestione dei dati personali, anche con riferimento alle misure tecniche e organizzative necessarie per garantire la sicurezza dei dati personali (non è necessario che sia in possesso di attestazioni formali, né che sia iscritto in un apposito albo professionale, ma la frequentazione di un corso di perfezionamento o di un master può essere uno strumento adeguato per dimostrare il raggiungimento di un livello adeguato di conoscenza)
  • deve essere una figura autonoma e indipendente e deve svolgere le sue funzioni in assenza di conflitto di interesse (tale ruolo non potrà quindi essere svolto da soggetti che si trovano ai vertici di un’azienda e che possono gestire o influenzare le soluzioni e le scelte concretamente adottate in tema di trattamento di dati personali)

I compiti

Il responsabile deve controllare il rispetto del regolamento, informare e sensibilizzare i dipendenti sugli obblighi in materia di riservatezza, valutare l’impatto delle attività svolte dall’azienda o dalla Pubblica Amministrazione per cui lavora sul sistema interno di tutela delle informazioni personali.

Fanno parte di questi compiti di controllo svolti dal RPD:

  • la raccolta di informazioni per individuare i trattamenti svolti
  • l’analisi e la verifica della conformità dei trattamenti
  • l’attività di informazione, consulenza e indirizzo nei confronti di titolare o responsabile

FAQ RPD in ambito privato

Nelle nuove FAQ del Garante, sul ruolo del responsabile protezione dati in ambito privato, vengono chiariti quali sono i soggetti obbligati e quelli esentati alla nomina del RPD.

Soggetti obbligati alla nomina del RPD

Di fatto, sono obbligati alla nomina: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle “utilities” (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento (Per maggiori info vedi Domanda/FAQ n. 3 sotto elencata).

Soggetti esentati dalla nomina del RPD

La designazione del responsabile del trattamento non è obbligatoria in relazione a trattamenti effettuati da:

  • liberi professionisti operanti in forma individuale
  • agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala
  • imprese individuali o familiari
  • piccole e medie imprese, con riferimento ai trattamenti dei dati personali connessi alla gestione corrente dei rapporti con fornitori e dipendenti

La nomina anche in questi casi viene, però, raccomandata, per dimostrare di essersi responsabilizzati (FAQ n. 4).

A titolo esaustivo a seguire è presente  l’elenco completo delle domande e delle risposte che approfondiscono l'agomento.

 

NOTIZIE AGGIUNTIVE E ISCRIZIONI AL CORSO

PER INFO SU COSTI E ISCRIZIONI AL CORSO DI “RESPONSABILE PROTEZIONE DATI” E/O ALLA STESURA DI TUTTA LA DOCUMENTAZIONE RIGURDANTE LA PRIVACY IN AZINEDA POTETE CONTATTARE DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ E DALLE 15:00 ALLE 19:00 IL NUMERO +39 320 866 9623 o mandare mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 



 

NUOVE DOMANDE/FAQ SUL RESPONSABILE DELLA PROTEZIONE DEI DATI (RPD) IN AMBITO PRIVATO
(in aggiunta a quelle adottate dal Gruppo Art. 29
in Allegato alle Linee guida sul RPD)

 

  1. Chi è il responsabile della protezione dei dati personali (RPD) e quali sono i suoi compiti?
  2. Quali requisiti deve possedere il responsabile della protezione dei dati personali?
  3. Chi sono i soggetti privati obbligati alla sua designazione?
  4. Chi sono i soggetti per i quali non è obbligatoria la designazione del responsabile della protezione dei dati personali?
  5. È possibile nominare un unico responsabile della protezione dei dati personali nell'ambito di un gruppo imprenditoriale?
  6. Il responsabile della protezione dei dati personali deve essere un soggetto interno o può essere anche un soggetto esterno? Quali sono le modalità per la sua designazione?
  7. Il  ruolo di responsabile della protezione dei dati personali è compatibile con altri incarichi?
  8. Il responsabile della protezione dei dati personali è una persona fisica o può essere anche un soggetto diverso?
  1. Chi è il responsabile della protezione dei dati personali (RPD) e quali sono i suoi compiti?

Il responsabile della protezione dei dati personali (anche conosciuto con la dizione in lingua inglese data protection officer – DPO) è una figura prevista dall'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. Si tratta di un soggetto designato dal titolare o dal responsabile del trattamento per assolvere a funzioni di supporto e controllo, consultive, formative e informative relativamente all'applicazione del Regolamento medesimo. Coopera con l'Autorità (e proprio per questo, il suo nominativo va comunicato al Garante; vedi Domanda/Faq n. 6) e costituisce il punto di contatto, anche rispetto agli interessati, per le questioni connesse al trattamento dei dati personali (artt. 38 e 39 del Regolamento).

  1. Quali requisiti deve possedere il responsabile della protezione dei dati personali?

Il responsabile della protezione dei dati personali, al quale non sono richieste specifiche attestazioni formali o l'iscrizione in appositi albi, deve possedere un'approfondita conoscenza della normativa e delle prassi in materia di privacy, nonché delle norme e delle procedure amministrative che caratterizzano lo specifico settore di riferimento.

Deve poter offrire, con il grado di professionalità adeguato alla complessità del compito da svolgere, la consulenza necessaria per progettare, verificare e mantenere un sistema organizzato di gestione dei dati personali, coadiuvando il titolare nell'adozione di un complesso di misure (anche di sicurezza) e garanzie adeguate al contesto in cui è chiamato a operare. Deve inoltre agire in piena indipendenza (considerando 97 del Regolamento UE 2016/679) e autonomia, senza ricevere istruzioni e riferendo direttamente ai vertici.

Il responsabile della protezione dei dati personali deve poter disporre, infine, di risorse (personale, locali, attrezzature, ecc.) necessarie per l'espletamento dei propri compiti.

  1. Chi sono i soggetti privati obbligati alla sua designazione?

Sono tenuti alla designazione del responsabile della protezione dei dati personali il titolare e il responsabile del trattamento che rientrino nei casi previsti dall'art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679. Si tratta di soggetti le cui principali attività (in primis, le attività c.d. di "core business") consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala o in trattamenti su larga scala di categorie particolari di dati personali o di dati relative a condanne penali e a reati (per quanto attiene alle nozioni di "monitoraggio regolare e sistematico" e di "larga scala", v. le "Linee guida sui responsabili della protezione dei dati" del 5 aprile 2017, WP 243). Il diritto dell'Unione o degli Stati membri può prevedere ulteriori casi di designazione obbligatoria del responsabile della protezione dei dati (art. 37, par. 4).

Ricorrendo i suddetti presupposti, sono tenuti alla nomina, a titolo esemplificativo e non esaustivo: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle "utilities" (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento.

  1. Chi sono i soggetti per i quali non è obbligatoria la designazione del responsabile della protezione dei dati personali?

Nei casi diversi da quelli previsti dall'art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679, la designazione del responsabile del trattamento non è obbligatoria (ad esempio, in relazione a trattamenti effettuati da liberi professionisti operanti in forma individuale; agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala; imprese individuali o familiari; piccole e medie imprese, con riferimento ai trattamenti dei dati personali connessi alla gestione corrente dei rapporti con fornitori e dipendenti: v. anche considerando 97 del Regolamento, in relazione alla definizione di attività "accessoria").

In ogni caso, resta comunque  raccomandata, anche alla luce del principio di "accountability" che permea il Regolamento, la designazione di tale figura (v., in proposito, le menzionate linee guida), i cui criteri di nomina, in tale evenienza, rimangono gli stessi sopra indicati.

  1. È possibile nominare un unico responsabile della protezione dei dati personali nell'ambito di un gruppo imprenditoriale?

Il Regolamento (UE) 2016/679 prevede che un gruppo imprenditoriale (v. definizione di cui all'art. 4, n. 19) possa designare un unico responsabile della protezione dei dati personali, purché tale responsabile sia facilmente raggiungibile da ciascuno stabilimento (sul concetto di "raggiungibilità", v. punto 2.3 delle linee guida in precedenza menzionate). Inoltre, dovrà essere in grado di comunicare in modo efficace con gli interessati e di collaborare con le autorità di controllo.

  1. Il responsabile della protezione dei dati personali deve essere un soggetto interno o può essere anche un soggetto esterno? Quali sono le modalità per la sua designazione?

Il ruolo di responsabile della protezione dei dati personali può essere ricoperto da un dipendente del titolare o del responsabile (non in conflitto di interessi) che conosca la realtà operativa in cui avvengono i trattamenti; l'incarico può essere anche affidato a soggetti esterni, a condizione che garantiscano l'effettivo assolvimento dei compiti che il Regolamento (UE) 2016/679 assegna a tale figura. Il responsabile della protezione dei dati scelto all'interno andrà nominato mediante specifico atto di designazione, mentre quello scelto all'esterno, che dovrà avere le medesime prerogative e tutele di quello interno, dovrà operare in base a un contratto di servizi. Tali atti, da redigere in forma scritta, dovranno indicare espressamente i compiti attribuiti, le risorse assegnate per il loro svolgimento, nonché ogni altra utile informazione in rapporto al contesto di riferimento.

Nell'esecuzione dei propri compiti, il responsabile della protezione dei dati personali (interno o esterno) dovrà ricevere supporto adeguato in termini di risorse finanziarie, infrastrutturali e, ove opportuno, di personale. Il titolare o il responsabile del trattamento che abbia designato un responsabile per la protezione dei dati personali resta comunque pienamente responsabile dell'osservanza della normativa in materia di protezione dei dati e deve essere in grado di dimostrarla (art. 5, par. 2, del Regolamento; v. anche i punti 3.2 e 3.3. delle linee guida sopra richiamate).

I dati di contatto del responsabile designato dovranno essere infine pubblicati dal titolare o responsabile del trattamento. Non è necessario - anche se potrebbe rappresentare una buona prassi - pubblicare anche il nominativo del responsabile della protezione dei dati: spetta al titolare o al responsabile e allo stesso responsabile della protezione dei dati, valutare se, in base alle specifiche circostanze, possa trattarsi di un'informazione utile o necessaria. Il nominativo  del responsabile della protezione dei dati e i relativi dati di contatto vanno invece comunicati all'Autorità di controllo. A tal fine, allo stato, è possibile utilizzare il modello di cui al seguente link:http://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/7322292

  1. Il  ruolo di responsabile della protezione dei dati personali è compatibile con altri incarichi?

Si, a condizione che non sia in conflitto di interessi. In tale prospettiva, appare preferibile evitare di assegnare il ruolo di responsabile della protezione dei dati personali a soggetti con incarichi di alta direzione (amministratore delegato; membro del consiglio di amministrazione; direttore generale; ecc.), ovvero nell'ambito di strutture aventi potere decisionale in ordine alle finalità e alle modalità del trattamento (direzione risorse umane, direzione marketing, direzione finanziaria, responsabile IT ecc.). Da valutare, in assenza di conflitti di interesse e in base al contesto di riferimento, l'eventuale assegnazione di tale incarico ai responsabili delle funzioni di staff (ad esempio, il responsabile della funzione legale).

  1. Il responsabile della protezione dei dati personali è una persona fisica o può essere anche un soggetto diverso?

Il Regolamento (UE) 2016/679 prevede espressamente che il responsabile della protezione dei dati personali possa essere un "dipendente" del titolare o del responsabile del trattamento (art. 37, par. 6, del Regolamento); ovviamente, nelle realtà organizzative di medie e grandi dimensioni, il responsabile della protezione dei dati personali, da individuarsi comunque in una persona fisica, potrà essere supportato anche da un apposito ufficio dotato delle competenze necessarie ai fini dell'assolvimento dei propri compiti.

Qualora il responsabile della protezione dei dati personali sia individuato in un soggetto esterno, quest'ultimo potrà essere anche una persona giuridica (v. il punto 2.4 delle suddette Linee guida).

Si raccomanda, in ogni caso, di procedere a una chiara ripartizione di competenze, individuando una sola persona fisica atta a fungere da punto di contatto con gli interessati e l'Autorità di controllo.

 

INFO SCRIZIONI AL CORSO E RICHIESTA SERVIZI

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Fonti: www.garanteprivacy.it 

 

Articolo redatto dall'Arch. Francesco Viola

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 06 Apr 2018 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

 

Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 "Accordo ai sensi dell'art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281", tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano concernente l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell'art. 73, comma 5, del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i.", pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 60, s.o. n. 47, del 12 marzo 2012.


 

 

L’accordo prevede “l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, delle modalità per il riconoscimento di tale abilitazione nonché la individuazione dei soggetti formatori, della durata, degli indirizzi e dei requisiti minimi di validità della formazione", secondo quando disposto dall'art. 73 del D. Lgs. 81/08.

Le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori sono:

- piattaforme di lavoro mobili elevabili;

- gru a torre;

- gru mobile;

- gru per autocarro;

- carrelli semoventi con conducente a bordo;

- TRATTORI AGRICOLI O FORESTALI;

- macchine movimento terra (escavatori idraulici, escavatori a fune, terne,….);

- pompa per calcestruzzo.

Il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo dell’abilitazione all’uso delle macchine agricole

In attuazione di quanto disposto dall’accordo 22 febbraio 2012, n. 53, pubblicato nel supplemento ordinario n. 47 alla Gazzetta Ufficiale n. 60 del 12 marzo 2012, tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, concernente l’individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi e i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell’articolo 73, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, E' DIFFERITO AL 1 GENNAIO 2016.

Il differimento al 1 gennaio 2016 dell’obbligo di abilitazione all’uso per le macchine agricole si riferisce a tutte le attrezzature di lavoro individuate al punto 1 dell’Accordo utilizzate dai lavoratori agricoli o forestali.

I soggetti formatori individuati dall’Accordo sono:

  • Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano;
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
  • INAIL;
  • Associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori;
  • Ordini e collegi professionali;
  • Aziende produttrici/distributrici/noleggiatrici/utilizzatrici (solo per i propri lavoratori) delle attrezzature di cui all’Accordo ed organizzate ed accreditate per la formazione (intesa 20 marzo 2008);
  • Soggetti formatori con esperienza documentata almeno triennale alla data del 12 marzo 2013 (ora 22 marzo 2015) per le specifiche attrezzature ed accreditati per la formazione (intesa 20 marzo 2008);
  • Soggetti formatori con esperienza documentata almeno di sei anni alla data 31 dicembre 2015 in materia di salute e sicurezza sul lavoro ed accreditati per la formazione (intesa 20 marzo 2008);
  • Enti bilaterali (organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative) ed organismi paritetici (organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale) entrambi istituiti nel settore di impiego delle attrezzature di lavoro oggetto di formazione;
  • Scuole edili istituite nell’ambito degli organismi paritetici di cui sopra.

Durata della validità dell'abilitazione ed aggiornamento

L’abilitazione deve essere rinnovata entro 5 anni dalla data di rilascio dell’attestato di abilitazione, previa verifica della partecipazione al corso di aggiornamento.

Il corso di aggiornamento ha durata minima di 4 ore di cui almeno 3 ore sono relative agli argomenti dei moduli pratici di cui agli allegati III e seguenti.

Norma transitoria

I lavoratori che alla data del 31 dicembre 2015 sono già addetti all’uso delle attrezzature di lavoro previste dall’Accordo, ma non in possesso di formazione pregressa, dovranno effettuare i corsi previsti dall’Accordo entro due anni  dalla data di entrata in vigore dell’accordo e cioè ENTRO IL 31 DICEMBRE 2017.

 

NOTIZIE AGGIUNTIVE E ISCRIZIONI AL CORSO

PER INFO SU COSTI E ISCRIZIONI AL CORSO DI “CONDUTTORE DI MEZZI AGRICOLI E FORESTALI SU RUOTE E CINGOLI” (PRIMO RILASCIO E/O AGGIORNAMENTO) POTETE CONTATTARE DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ E DALLE 15:00 ALLE 19:00 IL NUMERO +39 320 866 9623 o mandare mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Fonti: Accordo Stato Regione del 22/02/2012

 

A cura dell’Arch. Francesco Viola

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 06 Apr 2018 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

                            

Notifica preliminare Asl: cos’è, quando occorre trasmetterla, quali sono i contenuti e perché conservarla. L’approfondimento con tutto ciò che occorre sapere e il modello da utilizzare

Uno degli adempimenti più importanti previsti dalla normativa in materia di salute e sicurezza (dlgs 81/2008) è la notifica preliminare da inviare all’Asl prima dell’inizio dei lavori.

CHE COS'È LA NOTIFICA PRELIMINARE?

LA NOTIFICA PRELIMINARE È UNA COMUNICAZIONE, IN ALCUNI CASI OBBLIGATORIA, CHE IL COMMITTENTE O, SE NOMINATO, IL RESPONSABILE DEI LAVORI INVIANO ALLA ASL E ALLA DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO COMPETENTI.

QUANDO LA NOTIFICA PRELIMINARE È OBBLIGATORIA?

L'ART. 99 DEL DECRETO LEGGE 81/2008 E LE SUCCESSIVE MODIFICHE ED INTEGRAZIONI REGOLANO I CASI IN CUI LA NOTIFICA PRELIMINARE DIVENTA OBBLIGATORIA E CIOÈ:

  • quando vi è la presenza di più imprese sul cantiere anche se ciò non avviene in contemporanea
  • quando l'entità dei lavori da effettuare supera i 200 uomini/giorno, anche nel caso in cui sia interessata una sola impresa.

INOLTRE, È BENE SAPERE CHE QUALORA I LAVORI VENGANO INIZIATI DA UNA SINGOLA IMPRESA (QUINDI SENZA INVIO DELLA NOTIFICA) E POI IN CORSO DI ESECUZIONE, PER CAUSA DI UNA VARIANTE IN CORSO D'OPERA, SI RENDESSE NECESSARIO L'AUSILIO DI UNA O PIÙ ULTERIORI DITTE, ALLORA LA NOTIFICA PRELIMINARE DIVENTERÀ OBBLIGATORIA E ANDRÀ INVIATA ANTECEDENTEMENTE AL SUBENTRO DELLA SECONDA AZIENDA.

In particolare, l’art. 99 del dlgs 81/2008 prevede l’adempimento posto sotto la responsabilità esclusiva del committente o del responsabile dei lavori che prescrive, prima dell’inizio delle opere, la trasmissione all’Azienda sanitaria locale e alla Direzione provinciale del lavoro territorialmente competenti di una notifica di apertura del cantiere compilata con le informazioni indicate nell’allegato XII del testo unico sulla sicurezza.

Quando è necessaria la notifica preliminare Asl

La notifica preliminare Asl non va trasmessa sempre, ma soltanto per alcune tipologie di cantiere. In particolare, la notifica preliminare Asl va trasmessa nei seguenti casi:

  1. è prevista all’interno del cantiere la presenza di più imprese esecutrici (art. 90, comma 3), anche non contemporanea; in tal caso è richiesta anche la designazione del coordinatore per la progettazione
  2. all’interno del cantiere si trova ad operare un’unica impresa con una durata dei lavori presunta per un periodo superiore ai 200 uomini/giorno.

Notifica preliminare Asl e testo unico sulla sicurezza

L’art. 99 del dlgs 81/2008 (testo unico sicurezza) definisce compiutamente i casi in cui occorre procedere alla notifica preliminare. In particolare prevede che il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’inizio dei lavori, trasmetta all’Asl e alla direzione provinciale del lavoro territorialmente competenti la notifica preliminare elaborata conformemente all’allegato XII, nonché gli eventuali aggiornamenti nei seguenti casi:

  1. cantieri di cui all’articolo 90, comma 3, ossia cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea (contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione, il committente designa anche il coordinatore per la progettazione)
  2. cantieri che, inizialmente non soggetti all’obbligo di notifica, ricadono nelle categorie precedente (lettera a) per effetto di varianti sopravvenute in corso d’opera
  3. cantieri in cui opera un’unica impresa la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a 200 uomini-giorno

Copia della notifica deve essere affissa in maniera visibile presso il cantiere e custodita a disposizione dell’organo di vigilanza territorialmente competente.

Gli organismi paritetici istituiti nel settore delle costruzioni possono chiedere copia dei dati relativi alle notifiche preliminari presso gli organi di vigilanza.

Contenuto della notifica preliminare Asl

L’Allegato XII del dlgs 81/2008 (testo unico sicurezza) definisce i contenuti della notifica preliminare Asl.

La notifica preliminare Asl deve contenere:

  1. data della comunicazione
  2. indirizzo del cantiere
  3. generalità del committente/i
  4. natura dell’opera
  5. responsabile/i dei lavori
  6. coordinatore per la sicurezza durante la progettazione dell’opera
  7. coordinatore per la sicurezza durante la realizzazione dell’opera
  8. data presunta d’inizio dei lavori in cantiere
  9. durata presunta dei lavori in cantiere
  10. numero massimo presunto dei lavoratori sul cantiere.
  11. numero previsto di imprese e di lavoratori autonomi sul cantiere
  12. identificazione, codice fiscale o partita IVA, delle imprese già selezionate
  13. ammontare complessivo presunto dei lavori

Oltre i dati indicati è consigliabile inserire anche le generalità del progettista e del direttore dei lavori e gli estremi del titolo edilizio.

Allegati:

   -   Modello di notifica preliminare

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 11 Gen 2017 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

E' stato pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro il Decreto Direttoriale 09 settembre 2016, contenente l'Elenco aggiornato dei Soggetti Abilitati alla Verifica periodica delle Attrezzatire di Lavoro, di cui trattasi all'allegato III del D.Lgs 81/08.

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 26 Set 2016 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

È già in vigore il D.Lgs 159 del 216, concernente le disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da campi elettromagnetici. Il nuovo decreto abroga la Direttiva 2004/40/CE, e apporta modifiche al D.Lgs 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro), in particolare al Capo IV del titolo VIII. La normativa mira principalmente al miglioramento della tutela dei lavoratori esposti a questa tipologia di rischio; i settori principalmente interessati sono quello delle telecomunicazioni, quello sanitario e quello ferroviario. 

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 12 Set 2016 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

Con Decreto direttoriale del 01 agosto 2016,  è stato pubblicato l’elenco delle aziende e dei soggetti formatori autorizzati per l’effettuazione di lavori sotto tensione su impianti elettrici alimentati a frequenza industriale a tensione superiore a 1000 V, di cui si fa riferimento all'articolo 82 del Decreto legislativo 81/08 e successive modificazioni.

In allegato si riporta il Decreto direttoriale contenente il relativo elenco sopra appena citato. 

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 20 Ago 2016 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

Con il bando Isi-Agricoltura 2016, sono stati stanziati 45 milioni di euro a fondo perduto (20 milioni dal Ministero del Lavoro e i restanti 25 dall’Inail) per le microimprese agricole per il rinnovo di macchinari e di attrezzature, di cui 5 milioni di euro sono riservati per imprese gestite da  giovani agricoltori.

Il bando Isi è uno strumento atto al miglioramento delle strategie di prevenzione nei luoghi di lavoro per le aziende, attraverso il quale le aziende coscienti che attuano le idonee disposizioni in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro vengano premiate con agevolazioni per il rimodernamento di macchinari e attrezzature, attraverso lo stanziamento di finanziamenti a fondo perduto. 

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Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Scritto da Data e ora: 03 Ago 2016 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro Commenti

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