Giovedì, 20 Settembre 2018
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Il comune di Partinico, capofila del distretto Socio-Sanitario n° 41, rende noto che è indetta una selezione pubblica per titoli per' affidamento di 14 incarichi esterni a professionisti, nello specifico 12 Assistenti Sociali e 2 Psicologi da distribuire su tutto il distretto. 

CLICCA QUI PER SCARICARE IL BANDO  

Tale opportunità è nata a seguito dell' ammissione al finanziamento, a valere sul Programma Operativo Nazionale (PON) inclusione, avviso 3/2016 - Fondo Sociale Europeo 2014-2020, del piano di intervento per l' attuazione del Sostegno per l' Inclusione Attiva SIA ( Reddito di Inclusione da gennaio 2018).

Lunedì, 17 Settembre 2018 18:07 Pubblicato in Notizie dal C.S.C.

Sei un professionista?

 

FORMAZIONE HACCP (ANCHE IN MODALITA' FAD)

 

Convenzionati con noi. Per info: 3661132810 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Domenica, 16 Settembre 2018 11:40 Pubblicato in Corsi Professionali

Il C.S.C., in collaborazione con l'associazione studentesca universitaria "Vivere Scienze MM. FF. NN", è lieto di annunciare che giorno 08 novembre 2017 a partire dalle ore 15:00 si terrà presso l'Università degli Studi di Palermo - Aula Mutolo, Edificio 16, il seminario dal titolo "Etichettatura alimentare di base e obblighi formativi dell'O.S.A.".

Nello specifico, gli argomenti trattati saranno:

  • Analisi del Reg. CE 1169/11e ultimi aggiornamenti in materia di etichetattura alimentare
  • La formazione obbligatoria per l'O.S.A.: il corso S.A.B. e i corsi per il personale Alimentarista in Sicilia

La partecipazione al seminario è GRATUITA ed èrivolta sia agli studenti sia ai professionisti del ramo agro-alimentare.

Successivamente al seminario, verrà rilasciato attestato di partecipazione.

Venerdì, 03 Novembre 2017 11:15 Pubblicato in Corsi Professionali

E' stata emessa dal Ministero della Salute la seguente pubblicazione: Circolare esplicativa in relazione ai requisiti iminimi di formazione della gente di mare previsti dal D.M. 16 giugno 2016. Tale decreto contiene contenuti riguardo i corsi “First Aid” e “Medical Care”, sulla formazione di pronto soccorso e il rilascio dei relativi certificati per il personale navigante e marittimo.

Lunedì, 19 Settembre 2016 20:22 Pubblicato in Corsi Professionali

Si riporta in allegato il Regolamento di esecuzione (UE) 2018/991 della Commissione del 12luglio 2018, che autorizza l'immissione sul mercato del lisozima idrolizzato di albume d'uovo  di gallina quale nuovo alimento a norma del regolamento (UE) 2015/2283 del Parlamento europeo e del Consiglio e che modifica il regolamento di esecuzione (UE) 2017/2470 della Commissione.

Scarica allegato

 

Lunedì, 17 Settembre 2018 12:31 Pubblicato in Sicurezza alimentare

Si riporta in allegato la relazione pubblicata dal Ministero della Salute inerente ai controlli effettuati dalle varie autorità competenti su tutto il territorio nazionale sulla base di di quanto predisposto nel PNI (Piano Nazionale Integrato 2015-2018). Tale relazione è inerente ai controlli ufficiali effettuati nell'anno 2017. (Scarica l'allegato)

Tra le criticità maggiori riscontrate nel 2017:

-       l’uso di principi attivi ad azione farmacologica non autorizzati (per esempio, il Fipronil, acaricida utilizzato illegalmente) e il non corretto utilizzo di farmaci veterinari. La recente introduzione nelle norme della digitalizzazione dell’intero sistema di tracciabilità del farmaco veterinario - che include la ricetta elettronica - rappresenta un passo decisivo nel garantire la correttezza dell’utilizzo del farmaco negli allevamenti;

-    il riscontro di pericoli emergenti tra i contaminanti organici, come le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS);

-    micotossine e metalli pesanti continuano a rappresentare una problematica di difficile risoluzione tra i contaminanti;

-    il mancato rispetto del buono stato di conservazione degli alimenti in particolare dei prodotti ittici;

-    la non conformità a criteri microbiologici di sicurezza alimentare per presenza di Escherichia coli inclusi gli STEC, Salmonella spp e Listeria monocytogenes;

-     la presenza di allergeni non dichiarati negli alimenti, soprattutto soia e uova.

Domenica, 09 Settembre 2018 19:46 Pubblicato in Sicurezza alimentare

Si riporta in allegato il decreto che istituisce il marchio identificativo del regime di qualità "Prodotto di Montagna".

Come si evince dal decreto, il marchio di qualità "Prodotto di Montagna" è riservato a:

  • Alle materie prime che hanno origine in località montane;
  • Agli alimenti trasfrormati, il cui ciclo produttivo avviene all'interno della località montana.

Scarica l'allegato

Martedì, 28 Agosto 2018 17:39 Pubblicato in Sicurezza alimentare

SEI UN PROFESSIONISTA E VUOI DIVENTARE UN DPO AI SENSI DEL REGOLAMENTO EUROPEO PRIVACY 679/2016...........CHIAMACI

I requisiti sono:

1. Il requisito minimo è il possesso di una laurea che includa discipline almeno in parte afferenti alle conoscenze del professionista della privacy, legali o tecnico informatiche. Sono anche ammessi i responsabili della protezione dei dati in possesso di una laurea magistrale non afferente alle conoscenze del professionista della privacy, legali o tecnico / informatiche o candidati in possesso di diploma di scuola media superiore. In questi ultimi due casi, si parla di equipollenza e vengono richieste esperienze lavorative più significative.

2. Corso di almeno 80 ore con attestazione finale avente per argomento la gestione della privacy e della sicurezza delle informazioni. È ammissibile una riduzione delle ore di formazione richieste, fino a un massimo del 10%, in caso di possesso di certificazioni professionali riconosciute come attinenti alle conoscenze richieste dal professionista privacy in questione.

3. Per i responsabili di protezione dei dati in possesso di laurea che includa discipline almeno in parte afferenti alla conoscenze del professionista privacy, legali o tecnico / informatiche, il requisito è di minimo 6 anni di esperienza lavorativa della privacy di cui almeno 4 anni in incarichi di livello manageriale che possono includere anche attività rilevante svolta nell’ambito di attività di consulenza o di prestazione d’opera condotta nell’ambito dell’esecuzione di ingaggi professionali. Per i responsabili della protezione dei dati in possesso si una laurea magistrale è necessario che, alla data di certificazione, possiedano un’esperienza lavorativa nel settore privacy di almeno 4 anni di cui 3 in incarichi di livello manageriale. Per i responsabili protezione dati in possesso di diploma di scuola media superiore o di una laurea non afferente alle conoscenze del professionista della privacy, legali o tecnico / informatiche, invece, l’esperienza lavorativa nel settore privacy deve essere di almeno 8 anni di cui almeno 5 in incarichi a livello manageriale.

Per info e dettagli non esitare a contattaci

Giovedì, 24 Maggio 2018 18:50 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro

ENTRO IL 25 MAGGIO 2018 VA NOMINATO IL RESPONSABILE PROTEZIONE DATI, ECCEZZION FATTA PER I LIBERI PROFESSIONISTI....REQUISITI, COMPITI E FAQ RIGUARDANTI IL GARANTE DELLA PRIVACY


 

Entro il 25 maggio 2018 va nominato il responsabile protezione dati, eccezion fatta per i liberi professionisti; ecco chi è, i requisiti e i compiti. Nuove FAQ del Garante per la Privacy

Il Regolamento generale per la protezione dei dati (n. 2016/679) è la normativa di riferimento in materia di protezione dei dati. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016, il Regolamento diventa applicabile dal 25 maggio 2018, al fine di consentire la tutela alla protezione dei dati personali inteso come diritto fondamentale delle persone fisiche.

In base a quanto stabilito dal Regolamento, tutti gli enti pubblici e numerosi soggetti privati devono, quindi, provvedere alla nomina del responsabile protezione dati (RPD) ENTRO IL 25 MAGGIO 2018.

Tuttavia, i liberi professionisti e le imprese individuali sono esonerati da tale nomina; il chiarimento arriva direttamente dal Garante per la protezione dei dati personali nelle nuove FAQ sul responsabile protezione dati in ambito privato.

Responsabile protezione dati (RPD)

Il responsabile protezione dati (RPD), figura introdotta dal nuovo Regolamento, è un consulente esperto e qualificato che affianca il titolare nella gestione delle questioni connesse al trattamento dei dati personali e lo aiuta a rispettare la normativa vigente.

Tale figura, introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento dal Regolamento, ma già diffuso in altri Stati membri, ha un ruolo da tenere ben distinto da quello del responsabile del trattamento, che affianca per compiti e responsabilità il titolare stesso.

La nomina

Come stabilito dal Regolamento, il RPD deve essere nominato obbligatoriamente dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento in una serie definita di ipotesi.

Il ruolo di RPD può essere affidato ad uno dei dipendenti dell’azienda ma può anche essere esterno, affidato a un fornitore di servizi (libero professionista o azienda) tramite apposito contratto, nel qual caso dovrà essere nominato anche responsabile del trattamento. Può essere una persona fisica o un’organizzazione, e può essere nominato per un gruppo di imprese al fine di ridurre i costi.

I requisiti

Per poter essere nominato, il RPD deve essere in possesso di alcuni requisiti, in particolare:

  • deve avere un‘idonea competenza e conoscenza della normativa e della prassi in materia di gestione dei dati personali, anche con riferimento alle misure tecniche e organizzative necessarie per garantire la sicurezza dei dati personali (non è necessario che sia in possesso di attestazioni formali, né che sia iscritto in un apposito albo professionale, ma la frequentazione di un corso di perfezionamento o di un master può essere uno strumento adeguato per dimostrare il raggiungimento di un livello adeguato di conoscenza)
  • deve essere una figura autonoma e indipendente e deve svolgere le sue funzioni in assenza di conflitto di interesse (tale ruolo non potrà quindi essere svolto da soggetti che si trovano ai vertici di un’azienda e che possono gestire o influenzare le soluzioni e le scelte concretamente adottate in tema di trattamento di dati personali)

I compiti

Il responsabile deve controllare il rispetto del regolamento, informare e sensibilizzare i dipendenti sugli obblighi in materia di riservatezza, valutare l’impatto delle attività svolte dall’azienda o dalla Pubblica Amministrazione per cui lavora sul sistema interno di tutela delle informazioni personali.

Fanno parte di questi compiti di controllo svolti dal RPD:

  • la raccolta di informazioni per individuare i trattamenti svolti
  • l’analisi e la verifica della conformità dei trattamenti
  • l’attività di informazione, consulenza e indirizzo nei confronti di titolare o responsabile

FAQ RPD in ambito privato

Nelle nuove FAQ del Garante, sul ruolo del responsabile protezione dati in ambito privato, vengono chiariti quali sono i soggetti obbligati e quelli esentati alla nomina del RPD.

Soggetti obbligati alla nomina del RPD

Di fatto, sono obbligati alla nomina: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle “utilities” (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento (Per maggiori info vedi Domanda/FAQ n. 3 sotto elencata).

Soggetti esentati dalla nomina del RPD

La designazione del responsabile del trattamento non è obbligatoria in relazione a trattamenti effettuati da:

  • liberi professionisti operanti in forma individuale
  • agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala
  • imprese individuali o familiari
  • piccole e medie imprese, con riferimento ai trattamenti dei dati personali connessi alla gestione corrente dei rapporti con fornitori e dipendenti

La nomina anche in questi casi viene, però, raccomandata, per dimostrare di essersi responsabilizzati (FAQ n. 4).

A titolo esaustivo a seguire è presente  l’elenco completo delle domande e delle risposte che approfondiscono l'agomento.

 

NOTIZIE AGGIUNTIVE E ISCRIZIONI AL CORSO

PER INFO SU COSTI E ISCRIZIONI AL CORSO DI “RESPONSABILE PROTEZIONE DATI” E/O ALLA STESURA DI TUTTA LA DOCUMENTAZIONE RIGURDANTE LA PRIVACY IN AZINEDA POTETE CONTATTARE DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ E DALLE 15:00 ALLE 19:00 IL NUMERO +39 320 866 9623 o mandare mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 



 

NUOVE DOMANDE/FAQ SUL RESPONSABILE DELLA PROTEZIONE DEI DATI (RPD) IN AMBITO PRIVATO
(in aggiunta a quelle adottate dal Gruppo Art. 29
in Allegato alle Linee guida sul RPD)

 

  1. Chi è il responsabile della protezione dei dati personali (RPD) e quali sono i suoi compiti?
  2. Quali requisiti deve possedere il responsabile della protezione dei dati personali?
  3. Chi sono i soggetti privati obbligati alla sua designazione?
  4. Chi sono i soggetti per i quali non è obbligatoria la designazione del responsabile della protezione dei dati personali?
  5. È possibile nominare un unico responsabile della protezione dei dati personali nell'ambito di un gruppo imprenditoriale?
  6. Il responsabile della protezione dei dati personali deve essere un soggetto interno o può essere anche un soggetto esterno? Quali sono le modalità per la sua designazione?
  7. Il  ruolo di responsabile della protezione dei dati personali è compatibile con altri incarichi?
  8. Il responsabile della protezione dei dati personali è una persona fisica o può essere anche un soggetto diverso?
  1. Chi è il responsabile della protezione dei dati personali (RPD) e quali sono i suoi compiti?

Il responsabile della protezione dei dati personali (anche conosciuto con la dizione in lingua inglese data protection officer – DPO) è una figura prevista dall'art. 37 del Regolamento (UE) 2016/679. Si tratta di un soggetto designato dal titolare o dal responsabile del trattamento per assolvere a funzioni di supporto e controllo, consultive, formative e informative relativamente all'applicazione del Regolamento medesimo. Coopera con l'Autorità (e proprio per questo, il suo nominativo va comunicato al Garante; vedi Domanda/Faq n. 6) e costituisce il punto di contatto, anche rispetto agli interessati, per le questioni connesse al trattamento dei dati personali (artt. 38 e 39 del Regolamento).

  1. Quali requisiti deve possedere il responsabile della protezione dei dati personali?

Il responsabile della protezione dei dati personali, al quale non sono richieste specifiche attestazioni formali o l'iscrizione in appositi albi, deve possedere un'approfondita conoscenza della normativa e delle prassi in materia di privacy, nonché delle norme e delle procedure amministrative che caratterizzano lo specifico settore di riferimento.

Deve poter offrire, con il grado di professionalità adeguato alla complessità del compito da svolgere, la consulenza necessaria per progettare, verificare e mantenere un sistema organizzato di gestione dei dati personali, coadiuvando il titolare nell'adozione di un complesso di misure (anche di sicurezza) e garanzie adeguate al contesto in cui è chiamato a operare. Deve inoltre agire in piena indipendenza (considerando 97 del Regolamento UE 2016/679) e autonomia, senza ricevere istruzioni e riferendo direttamente ai vertici.

Il responsabile della protezione dei dati personali deve poter disporre, infine, di risorse (personale, locali, attrezzature, ecc.) necessarie per l'espletamento dei propri compiti.

  1. Chi sono i soggetti privati obbligati alla sua designazione?

Sono tenuti alla designazione del responsabile della protezione dei dati personali il titolare e il responsabile del trattamento che rientrino nei casi previsti dall'art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679. Si tratta di soggetti le cui principali attività (in primis, le attività c.d. di "core business") consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala o in trattamenti su larga scala di categorie particolari di dati personali o di dati relative a condanne penali e a reati (per quanto attiene alle nozioni di "monitoraggio regolare e sistematico" e di "larga scala", v. le "Linee guida sui responsabili della protezione dei dati" del 5 aprile 2017, WP 243). Il diritto dell'Unione o degli Stati membri può prevedere ulteriori casi di designazione obbligatoria del responsabile della protezione dei dati (art. 37, par. 4).

Ricorrendo i suddetti presupposti, sono tenuti alla nomina, a titolo esemplificativo e non esaustivo: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle "utilities" (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento.

  1. Chi sono i soggetti per i quali non è obbligatoria la designazione del responsabile della protezione dei dati personali?

Nei casi diversi da quelli previsti dall'art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679, la designazione del responsabile del trattamento non è obbligatoria (ad esempio, in relazione a trattamenti effettuati da liberi professionisti operanti in forma individuale; agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala; imprese individuali o familiari; piccole e medie imprese, con riferimento ai trattamenti dei dati personali connessi alla gestione corrente dei rapporti con fornitori e dipendenti: v. anche considerando 97 del Regolamento, in relazione alla definizione di attività "accessoria").

In ogni caso, resta comunque  raccomandata, anche alla luce del principio di "accountability" che permea il Regolamento, la designazione di tale figura (v., in proposito, le menzionate linee guida), i cui criteri di nomina, in tale evenienza, rimangono gli stessi sopra indicati.

  1. È possibile nominare un unico responsabile della protezione dei dati personali nell'ambito di un gruppo imprenditoriale?

Il Regolamento (UE) 2016/679 prevede che un gruppo imprenditoriale (v. definizione di cui all'art. 4, n. 19) possa designare un unico responsabile della protezione dei dati personali, purché tale responsabile sia facilmente raggiungibile da ciascuno stabilimento (sul concetto di "raggiungibilità", v. punto 2.3 delle linee guida in precedenza menzionate). Inoltre, dovrà essere in grado di comunicare in modo efficace con gli interessati e di collaborare con le autorità di controllo.

  1. Il responsabile della protezione dei dati personali deve essere un soggetto interno o può essere anche un soggetto esterno? Quali sono le modalità per la sua designazione?

Il ruolo di responsabile della protezione dei dati personali può essere ricoperto da un dipendente del titolare o del responsabile (non in conflitto di interessi) che conosca la realtà operativa in cui avvengono i trattamenti; l'incarico può essere anche affidato a soggetti esterni, a condizione che garantiscano l'effettivo assolvimento dei compiti che il Regolamento (UE) 2016/679 assegna a tale figura. Il responsabile della protezione dei dati scelto all'interno andrà nominato mediante specifico atto di designazione, mentre quello scelto all'esterno, che dovrà avere le medesime prerogative e tutele di quello interno, dovrà operare in base a un contratto di servizi. Tali atti, da redigere in forma scritta, dovranno indicare espressamente i compiti attribuiti, le risorse assegnate per il loro svolgimento, nonché ogni altra utile informazione in rapporto al contesto di riferimento.

Nell'esecuzione dei propri compiti, il responsabile della protezione dei dati personali (interno o esterno) dovrà ricevere supporto adeguato in termini di risorse finanziarie, infrastrutturali e, ove opportuno, di personale. Il titolare o il responsabile del trattamento che abbia designato un responsabile per la protezione dei dati personali resta comunque pienamente responsabile dell'osservanza della normativa in materia di protezione dei dati e deve essere in grado di dimostrarla (art. 5, par. 2, del Regolamento; v. anche i punti 3.2 e 3.3. delle linee guida sopra richiamate).

I dati di contatto del responsabile designato dovranno essere infine pubblicati dal titolare o responsabile del trattamento. Non è necessario - anche se potrebbe rappresentare una buona prassi - pubblicare anche il nominativo del responsabile della protezione dei dati: spetta al titolare o al responsabile e allo stesso responsabile della protezione dei dati, valutare se, in base alle specifiche circostanze, possa trattarsi di un'informazione utile o necessaria. Il nominativo  del responsabile della protezione dei dati e i relativi dati di contatto vanno invece comunicati all'Autorità di controllo. A tal fine, allo stato, è possibile utilizzare il modello di cui al seguente link:http://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/7322292

  1. Il  ruolo di responsabile della protezione dei dati personali è compatibile con altri incarichi?

Si, a condizione che non sia in conflitto di interessi. In tale prospettiva, appare preferibile evitare di assegnare il ruolo di responsabile della protezione dei dati personali a soggetti con incarichi di alta direzione (amministratore delegato; membro del consiglio di amministrazione; direttore generale; ecc.), ovvero nell'ambito di strutture aventi potere decisionale in ordine alle finalità e alle modalità del trattamento (direzione risorse umane, direzione marketing, direzione finanziaria, responsabile IT ecc.). Da valutare, in assenza di conflitti di interesse e in base al contesto di riferimento, l'eventuale assegnazione di tale incarico ai responsabili delle funzioni di staff (ad esempio, il responsabile della funzione legale).

  1. Il responsabile della protezione dei dati personali è una persona fisica o può essere anche un soggetto diverso?

Il Regolamento (UE) 2016/679 prevede espressamente che il responsabile della protezione dei dati personali possa essere un "dipendente" del titolare o del responsabile del trattamento (art. 37, par. 6, del Regolamento); ovviamente, nelle realtà organizzative di medie e grandi dimensioni, il responsabile della protezione dei dati personali, da individuarsi comunque in una persona fisica, potrà essere supportato anche da un apposito ufficio dotato delle competenze necessarie ai fini dell'assolvimento dei propri compiti.

Qualora il responsabile della protezione dei dati personali sia individuato in un soggetto esterno, quest'ultimo potrà essere anche una persona giuridica (v. il punto 2.4 delle suddette Linee guida).

Si raccomanda, in ogni caso, di procedere a una chiara ripartizione di competenze, individuando una sola persona fisica atta a fungere da punto di contatto con gli interessati e l'Autorità di controllo.

 

INFO SCRIZIONI AL CORSO E RICHIESTA SERVIZI

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Fonti: www.garanteprivacy.it 

 

Articolo redatto dall'Arch. Francesco Viola

Venerdì, 06 Aprile 2018 13:30 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro

 

Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 "Accordo ai sensi dell'art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281", tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano concernente l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell'art. 73, comma 5, del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i.", pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 60, s.o. n. 47, del 12 marzo 2012.


 

 

L’accordo prevede “l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, delle modalità per il riconoscimento di tale abilitazione nonché la individuazione dei soggetti formatori, della durata, degli indirizzi e dei requisiti minimi di validità della formazione", secondo quando disposto dall'art. 73 del D. Lgs. 81/08.

Le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori sono:

- piattaforme di lavoro mobili elevabili;

- gru a torre;

- gru mobile;

- gru per autocarro;

- carrelli semoventi con conducente a bordo;

- TRATTORI AGRICOLI O FORESTALI;

- macchine movimento terra (escavatori idraulici, escavatori a fune, terne,….);

- pompa per calcestruzzo.

Il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo dell’abilitazione all’uso delle macchine agricole

In attuazione di quanto disposto dall’accordo 22 febbraio 2012, n. 53, pubblicato nel supplemento ordinario n. 47 alla Gazzetta Ufficiale n. 60 del 12 marzo 2012, tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, concernente l’individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi e i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell’articolo 73, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, E' DIFFERITO AL 1 GENNAIO 2016.

Il differimento al 1 gennaio 2016 dell’obbligo di abilitazione all’uso per le macchine agricole si riferisce a tutte le attrezzature di lavoro individuate al punto 1 dell’Accordo utilizzate dai lavoratori agricoli o forestali.

I soggetti formatori individuati dall’Accordo sono:

  • Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano;
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;
  • INAIL;
  • Associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori;
  • Ordini e collegi professionali;
  • Aziende produttrici/distributrici/noleggiatrici/utilizzatrici (solo per i propri lavoratori) delle attrezzature di cui all’Accordo ed organizzate ed accreditate per la formazione (intesa 20 marzo 2008);
  • Soggetti formatori con esperienza documentata almeno triennale alla data del 12 marzo 2013 (ora 22 marzo 2015) per le specifiche attrezzature ed accreditati per la formazione (intesa 20 marzo 2008);
  • Soggetti formatori con esperienza documentata almeno di sei anni alla data 31 dicembre 2015 in materia di salute e sicurezza sul lavoro ed accreditati per la formazione (intesa 20 marzo 2008);
  • Enti bilaterali (organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative) ed organismi paritetici (organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale) entrambi istituiti nel settore di impiego delle attrezzature di lavoro oggetto di formazione;
  • Scuole edili istituite nell’ambito degli organismi paritetici di cui sopra.

Durata della validità dell'abilitazione ed aggiornamento

L’abilitazione deve essere rinnovata entro 5 anni dalla data di rilascio dell’attestato di abilitazione, previa verifica della partecipazione al corso di aggiornamento.

Il corso di aggiornamento ha durata minima di 4 ore di cui almeno 3 ore sono relative agli argomenti dei moduli pratici di cui agli allegati III e seguenti.

Norma transitoria

I lavoratori che alla data del 31 dicembre 2015 sono già addetti all’uso delle attrezzature di lavoro previste dall’Accordo, ma non in possesso di formazione pregressa, dovranno effettuare i corsi previsti dall’Accordo entro due anni  dalla data di entrata in vigore dell’accordo e cioè ENTRO IL 31 DICEMBRE 2017.

 

NOTIZIE AGGIUNTIVE E ISCRIZIONI AL CORSO

PER INFO SU COSTI E ISCRIZIONI AL CORSO DI “CONDUTTORE DI MEZZI AGRICOLI E FORESTALI SU RUOTE E CINGOLI” (PRIMO RILASCIO E/O AGGIORNAMENTO) POTETE CONTATTARE DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ E DALLE 15:00 ALLE 19:00 IL NUMERO +39 320 866 9623 o mandare mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Fonti: Accordo Stato Regione del 22/02/2012

 

A cura dell’Arch. Francesco Viola

Venerdì, 06 Aprile 2018 12:19 Pubblicato in Sicurezza sul lavoro

I ragazzi della C.S.C., PATRONATO SIAS, COGEA di Partinico esprimono alla famiglia il cordoglio per la scomparsa di GASPARE DI PASQUALE, dirigente sindacale,  attivo nel settore dell'organizzazione  dell'associazionismo legato allo sviluppo delle imprese, Presidente del Centro Servizi CIDEC  “Associazione Nazionale Esercenti e Commercianti” e Crea Lavoro. Gaspare Di Pasquale lo ricordiamo non solo per la nascita a Partinico del "mercatino quindicinale" degli ambulanti  ma sopratutto per la determinazione con la quale intese difendere la categoria dei "macellai" di Partinico contribuendo, in un momento particolare della loro attività alla fine degli anni '90, non solo alla ristrutturazione e funzionalità dell'ex macello comunale ma anche  per il sostegno dato alla nascita del Mattatoio intercomunale. Quest'opera, purtroppo ancora incompiuta a causa della malapolitica, lo vide impegnato a sostegno di alcune forze politiche della città, e sopratutto dei comunisti partinicesi, rappresentati e alla Provincia di Palermo e dentro il Consorzio dei Comuni che quell'opera intese realizzare quale strumento a sostegno degli allevatori e commercianti del settore nel nostro territorio. ADDIO GRANDE PRESIDENTE PER NOI RAGAZZI SEI STATO COME UN SECONDO PAPÀ  CHE OLTRE A SOSTENERCI NEL LAVORO CI HAI INSEGNATO A MANTENERE NONOSTANTE LE PERIPEZIE IL SORRISO NEL NOSTRO CAMMINO DELLA VITA. I FUNERALI SARANNO CELEBRATI MARTEDÌ 24 GENNAIO 2017 ALLE ORE 10:00 NELLA CHIESA SANTA CATERINA IN PARTINICO , resterai sempre nei nostri cuori , sei stato non solo un grande uomo , ma anche una persona speciale nei confronti di tutti ... adesso carissimo Sig.Gaspare Di Pasquale , non ci sei più , proteggici da lassù ti vogliamo bene ... non è un addio ma un arrivederci perché chi vive dentro il nostro cuore ! Non morirà mai! 

Martedì, 24 Gennaio 2017 07:56 Pubblicato in Patronato

NUOVO DECRETO SCIA PER LAVORI EDILIZI 2017: quando serve CIL, CILA o SCIA (e quando non serve nulla)

Decreto Scia Semplificata D.Lgs. 126/2016 e D.Lgs. 222 del 25/11/2016 - PRINCIPALI NOVITA'

Negli ultimi anni le normative che regolano i permessi e le autorizzazioni per i lavori edilizi si sono accavallate più volte, fino alla più recente Riforma Madia. Una vera e propria valanga di modifiche e “semplificazioni” hanno cambiato i connotati della disciplina autorizzatoria: ciò che prima era un intervento soggetto a permesso di costruire è diventato ora un lavoro che richiede una più semplice CILA (si pensi, ad esempio, ai lavori di frazionamento e accorpamento delle unità immobiliari).

Dal 1° gennaio 2017 la Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) diventerà unificata e avrà modelli unici in tutta Italia. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore il 28 luglio il D.lgs. 126/2016. Anche questo decreto attua la Riforma della Pubblica Amministrazione e costituisce una sorta di premessa per Scia 2, con cui va di pari passo.

Il Decreto SCIA 2 è stato pubblicato nella Gazzetta del 26 novembre ed è entrato in vigore dall’11 dicembre 2016.

Alla base della Scia Unificata ci sono i tempi certi entro cui le Amministrazioni devono rispondere e il divieto di chiedere informazioni e documenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti o di cui gli uffici pubblici sono già in possesso.

Il professionista dovrà quindi presentare un’unica Scia allo sportello unico dell'amministrazione interessata. Sarà poi questa a trasmettere la richiesta alle altre PA nel caso in cui siano necessari altre autorizzazioni o verifiche preventive.

Contestualmente alla presentazione della Scia, che potrà avvenire anche online, l’Amministrazione rilascerà una ricevuta in cui dovrà indicare i tempi di risposta o il momento a partire dal quale si potranno calcolare i termini per la formazione del silenzio assenso.

Se dovesse essere necessaria la Conferenza di Servizi, i termini per la sua convocazione decorreranno dal rilascio di tutti i provvedimenti richiesti.

I lavori potranno invece iniziare subito se non sono richieste altre autorizzazioni o titoli espressi.

Di seguito comunque verranno affrontati meglio i vari casi e come bisogna comportarsi.

A seguito del decreto SCIA 2, l’agibilità non viene più rilasciata dal Comune, ma viene attestata con segnalazione certificata.

Dunque con le nuove regole, la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente, nonché la conformità dell’opera al progetto presentato e la sua agibilità, sono attestati mediante segnalazione certificata di agibilità.

Segnalazione certificata di agibilità: come funziona

Entro 15 giorni dall’ultimazione dei lavori di finitura dell’intervento, il soggetto titolare del permesso di costruire, o il soggetto che ha presentato la segnalazione certificata di inizio di attività, o i loro successori o aventi causa, presenta allo sportello unico per l’edilizia la segnalazione certificata, per i seguenti interventi:

  • nuove costruzioni
  • ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali
  • interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di cui al comma 1

Ai fini dell’agibilità, la segnalazione certificata può riguardare anche:

  • singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio e siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse, nonché collaudati e certificati gli impianti relativi alle parti comuni
  • singole unità immobiliari, purché siano completate e collaudate le opere strutturali connesse, siano certificati gli impianti e siano completate le parti comuni e le opere di urbanizzazione primaria dichiarate funzionali rispetto all’edificio oggetto di agibilità parziale

Segnalazione certificata di agibilità, le sanzioni

La mancata presentazione della segnalazione comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria che va da 77 a 464 euro.

Segnalazione certificata di agibilità, la documentazione

La segnalazione certificata di agibilità è corredata dalla seguente documentazione:

  • attestazione del direttore dei lavori o, qualora non nominato, di un professionista abilitato che assevera la sussistenza delle condizioni necessarie
  • certificato di collaudo statico
  • dichiarazione di regolare esecuzione resa dal direttore dei lavori
  • dichiarazione di conformità delle opere realizzate alla normativa vigente in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche
  • estremi dell’avvenuta dichiarazione di aggiornamento catastale
  • dichiarazione dell’impresa installatrice, che attesta la conformità degli impianti installati negli edifici alle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico prescritte dalla disciplina vigente ovvero, ove previsto, certificato di collaudo degli stessi

L’utilizzo delle costruzioni può essere iniziato dalla data di presentazione allo sportello unico della segnalazione corredata della documentazione descritta.

Paeranto la SCIA 2 permette di individuare più facilmente il titolo abilitativo richiesto per ogni intervento edilizio.

Ma quindi cosa Serve CIL, CILA o SCIA?

1. Lavori che richiedono SCIA edilizia

La segnalazione certificata di inizio attività è una sorta di evoluzione della CILA. In sostanza, con poche modifiche la CILA diventa una SCIA. Con la SCIA occorre l’intervento di un professionista tecnico abilitato, che certifichi la bontà del lavoro. Vanno, inoltre, indicate le seguenti informazioni: il nome dell’impresa che effettua i lavori, non è previsto il pagamento di oneri al Comune e gli interventi possono partire immediatamente (il Comune può, però, bloccare il cantiere entro 30 giorni per non conformità di natura tecnica o giuridica).

Ma quali sono i lavori che rientrano nel campo della SCIA?

I lavori realizzabili con la Scia possono iniziare il giorno stesso in cui si presenta la documentazione.

In base al decreto SCIA 2 La SCIA dovrà essere utilizzata per:
– gli interventi di manutenzione straordinaria sulle parti strutturali dell’edificio;
– interventi di restauro e di risanamento conservativo riguardanti le parti strutturali dell’edificio;
– interventi di ristrutturazione edilizia;
– le varianti a permessi di costruire che non modificano parametri urbanistici e volumetrie, destinazione d’uso, categoria edilizia e che non alterano la sagoma degli edifici vincolati;
– le varianti a permessi di costruire che non portano a una variazione essenziale, ma solo se sono conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie e attuate dopo l’acquisizione degli eventuali atti di assenso richiesta dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico e archeologico e prescritti dalle altre normative di settore.

È possibile usare la Scia in alternativa al posto del permesso di costruire (dopo la SCIA 2, quando serve il permesso di costruire?) per i seguenti interventi:
– ristrutturazione edilizia che porti a un organismo edilizio del tutto o solo in parte diverso dal precedente e che comporti modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti;
– ristrutturazione edilizia che, solo per gli immobili nei centri storici, comporti un cambio della destinazione d’uso,
– interventi che comportino modifiche della sagoma di immobili sottoposti a vincoli;
– interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica se sono disciplinati da piani attuativi, o accordi negoziali che valgono come piano attuativo, che contengono precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive;
– interventi di nuova costruzione effettuati in diretta esecuzione di strumenti urbanistici generali che contengono precise disposizioni plano-volumetriche.

IMPORTANTE:In questi casi, dopo la presentazione della Scia è necessario aspettare almeno 30 giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori.

2. Lavori che richiedono CILA edilizia

La comunicazione di inizio lavori asseverata richiede l’intervento di un professionista tecnico. I lavori edilizi possono partire subito e non sono previsti oneri da versare al Comune.

La CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata) verrà utilizzata per gli interventi per cui non servono SCIA o Permesso di costruire e per i casi in cui non si tratta di attività edilizia libera.

Come abbiamo visto sopra, a SCIA Segnalazione Certificata di Inizio Attività deve essere utilizzata per interventi di manutenzione straordinaria sulle parti strutturali dell’edificio; di restauro e di risanamento conservativo riguardanti le parti strutturali dell’edificio.

Il Permesso di costruire serve invece nel caso in cui si inizino opere di nuova costruzione; si facciano interventi di ristrutturazione urbanistica; per lavori di ristrutturazione edilizia che porti un edificio in tutto o in parte diverso dal precedente.

3. Lavori edilizi con CIL

Con la SCIA 2, scompare quasi del tutto la CIL. C’è un “residuo”: le opere che soddisfano esigenze contingenti e temporanee, e che vengono rimosse al massimo entro novanta giorni dalla fine della necessità, diventano edilizia libera ma conservano un obbligo di comunicazione inizio lavori (una sorta di CIL).

4. Lavori edilizi liberi

Non serve alcun permesso né comunicazione per tutti quegli interventi di manutenzione ordinaria comprese le tinteggiature interne, il rifacimento di pavimenti e rivestimenti interni, la sostituzione di porte e di impianti, purché senza innovazione.

Non servirà più nessuna comunicazione, permesso o segnalazione, e quindi sono attività edilizia libera, per i seguenti interventi:
– opere di pavimentazione e finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, comprese le intercapedini interrate e non accessibili, le vasche di raccolta delle acque, i locali tombati;
– installazione di pannelli solari e fotovoltaici per gli edifici, al fuori dei centri storici;
– aree ludiche senza fini di lucro;
– elementi di arredo delle aree pertinenziali;
– gli interventi di manutenzione ordinaria;
– gli interventi di installazione delle pompe di calore aria-aria di potenza termica utile nominale inferiore a 12 Kw;
– gli interventi volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni o di manufatti che alterano la sagoma dell’edificio;
– le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico (tranne le attività di ricerca di idrocarburi) eseguite in aree esterne al centro edificato;
– i movimenti di terra  pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali, anche gli interventi su impianti idraulici agrari;
– le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell’attività agricola;
– le opere che soddisfano esigenze contingenti e temporanee, e che vengono rimosse al massimo entro novanta giorni dalla fine della necessità, diventano edilizia liberama conservano un obbligo di comunicazione inizio lavori (una sorta di Cil).

5. Lavori edilizi e bonus ristrutturazioni

Concludiamo questo post con un’ultima nota di chiarimento, legata ai lavori edilizi che rientrano o meno nel bonus ristrutturazione con la detrazione del 50% delle spese effettuate.

I lavori di edilizia libera, cioè quelli di manutenzione ordinaria, non rientrano nei bonus fiscali. Sono invece compresi nelle agevolazioni i lavori che richiedono la comunicazione di inizio lavori e quella di inizio lavori asseverata.

6. Super-DIA

La Super-Dia, con il decreto SCIA 2, scompare del tutto.

Per ogni altra informazione più dettagliata comunque si ritiene utile consultare il decreto e il relativo allegato "TABELLA A" dove sono indicati per tutte le  attività il regime amministrativo, l'eventuale concentrazione dei regimi e i riferimenti normativi.

Si Allegano:

DECRETO LEGISLATIVO 25 novembre 2016, n. 222 - PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE GU n.277 del 26/­11/­2016 ­ Suppl. Ordinario n. 52;

TABELLA A - ALLEGATA AL DECRETO LEGISLATIVO 25 novembre 2016, n. 222 (contenente il regime amministrativo per ogni attività).

MODELLO DA UTILIZZARE PER SCIA

a cura dell'Arch. Francesco Viola

Sabato, 14 Gennaio 2017 22:15 Pubblicato in Progettazione Architettonica e Servizi Catastali

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